19/04/11 19:22

BOZZA QUARTO CONTO ENERGIA, PIETRA TOMBALE SUL SETTORE

La bozza del quarto conto energia, nella versione circolata tra le aziende nella giornata del 19 aprile 2011 alla vigilia della Conferenza Stato-Regioni, rappresenta un grave salto indietro per il settore fotovoltaico italiano e per lo sviluppo di questa fonte rinnovabile nel nostro Paese. Se la bozza verrà approvata, il settore del fotovoltaico scomparirà.

Una considerazione salta immediatamente all’occhio e può valere da premessa generale all’intero provvedimento: sino al 2016 l’obiettivo è quello di incentivare una potenza indicativa di 9.770 MW. Si tratta quindi di una potenza di poco superiore a quel che la Germania ha installato nel solo 2010. Quei 9.770 MW rappresentano poi un quarto degli obiettivi tedeschi per il 2020.

Ma se il paragone con la Germania dovesse apparire troppo ambizioso, basterebbe far riferimento al secondo piano energetico della Regione Emilia-Romagna, che prevede entro il 2013 di far nascere tra i 2.200 e i 2790 MW di energia da fonti rinnovabili (di cui il fotovoltaico è parte sostanziale). Sempre in Emilia-Romagna, l’obiettivo al 2020 è ancora più elevato: il range oscilla tra i 6550 MW ed i 7960. Ossia in una sola regione una quota di rinnovabili simile a quella che il quarto conto energia prevede per il fotovoltaico in tutta il Paese.

In sostanza, un obiettivo di pianificazione energetica nazionale davvero risibile e, soprattutto, contrario a qualsiasi programmazione europea e mondiale.

Passando alla lettura degli articoli della bozza del quarto conto energia, ci si può limitare alla disamina di cinque punti che, se non modificati, decreteranno in sostanza la morte del settore fotovoltaico in Italia. Ecco di seguito i cinque nodi principali del provvedimento da modificare.

1.       Tabelle 1.1 e 1.2 dell’art.4 del Titolo I: i limiti di costo previsti vanno almeno raddoppiati (e vanno quindi proporzionalmente aumentati gli obiettivi di potenza)

2.       Comma 2 dell’art.4 Titolo I: resta in sospeso la definizione di “grande impianto”, che non potrà essere inferiore a 200 kWp.

3.       Comma 3 dell’art.4 Titolo I: per i piccoli impianti, almeno fino a 20 kWp, vanno escluse le “riduzioni tariffarie programmate stabilite dall’allegato 5” così come stabilisce la norma richiamata. Per i piccoli impianti non andrebbe previsto alcun decalage, ma dovrebbe sempre valere la data di allaccio e le tabelle programmate (tabella 5 dell’allegato 5).

4.       Comma 6 dell’art.4 Titolo I: sono semplicemente irrisori i limiti di costo e gli obiettivi di potenza previsti per gli impianti integrati con caratteristiche innovative e quelli a concentrazione. E’ un enorme passo indietro anche solo rispetto al terzo conto energia.  Ma rappresenta la filosofia alla base del quarto conto energia: spazi limitati per la crescita di nuove tecnologie e quindi addio alla filiera italiana del fotovoltaico. Un assurdo economico e politico.

5.       La bozza di decreto - a fronte delle fortissime limitazioni sia per obiettivi di potenza che per limiti di costo - presenta un’altra disastrosa novità: a partire dall’anno 2013 viene introdotta la tariffa omnicomprensiva. Ciò significa che scompaiono sia lo scambio sul posto che la vendita di energia elettrica.  Due le conseguenze: la prima è che non è più possibile distinguere l’incentivo dal valore dell’energia e quindi, nei 20 anni successivi, non è possibile avere la rivalutazione di questo valore; la seconda conseguenza, ancor più grave, è che viene meno il presupposto di micro generazione diffusa sulla rete. Cessa quindi la ricerca di una strada democratica per la generazione dell’energia e vengono a essere stroncati gli obiettivi di ricercare forme migliori di distribuzione in rete.

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