11/08/10 09:48
COSTRUIRE IN BIOEDILIZIA, LA CNA SI AFFIDA ALLA UBISOL
Come si costruisce in bioedilizia? Quali sono i vantaggi per l’ambiente e per il portafoglio? Sono questi alcuni degli interrogativi ai quali la Cna Piccola Industria di Rimini ha voluto dare risposta nel numero 26 del suo magazine. Per farlo, si è affidata alla Ubisol, i cui esperti, in un ampio articolo, esplorano alcuni aspetti di quella che è ormai divenuta una vera e propria branca delle costruzioni.
Ecco di seguito alcuni stralci dell’articolo pubblicato dal magazine Cna Piccola industria di Rimini a firma Ubisol.
“Fino a qualche tempo fa, utilizzare termini come bioedilizia o bioarchitettura poteva sembrare un inutile sfoggio di sensibilità ambientaliste. Da qualche anno le cose sono cambiate radicalmente, e anche in Italia si è compreso che cercare nuove strade per le realizzare abitazioni private o siti produttivi non significa andare a caccia di utopiche e costose soluzioni alternative, quanto piuttosto imboccare le vie che dovranno assicurare un futuro migliore alle nostre comunità.
Mentre i processi culturali proseguono rapidi anche grazie all’esempio dei Paesi più attenti e virtuosi, quel che nei nostri territori risulta invece ancora di ardua applicazione è tutta la parte pratica di questi discorsi. Per dirla in due parole: se voglio costruire la mia casa in bioedilizia, cosa debbo fare e a chi devo rivolgermi per avere dei consigli? In questo intervento si vuole mettere a fuoco la componente essenziale di una costruzione in bioedilizia: quella relativa ai consumi di energia di un’abitazione.
Su questo versante, arriva la prima buona notizia: l’etica e i comportamenti consapevoli si sposano al risparmio economico. Dotare la propria abitazione, ad esempio, di un impianto solare termico e di un impianto fotovoltaico contribuisce non solo a ridurre le emissioni di anidride carbonica, ma anche a tagliare i costi della propria bolletta energetica. E non basta: a Rimini, ad esempio, costruire con questi criteri fornisce ulteriori vantaggi immediatamente monetizzabili. Il tutto è dovuto al regolamento sulle Misure volontarie in bioedilizia. La prerogativa è quella di basarsi su studi bioclimatici, in maniera tale da sfruttare correttamente soleggiamento e brezze, per migliorare il comfort abitativo e ridurre la spesa energetica. In che maniera l’amministrazione comunale ripaga chi ha avuto l’accortezza di seguire questi criteri e adottare queste pratiche virtuose? Ebbene, i “premi” previsti sono di tre tipi: il primo riguarda gli sgravi fiscali, con la riduzione degli oneri di urbanizzazione secondaria fino ad massimo del 50 per cento, proporzionalmente agli interventi realizzati; altra forma di incentivo è quella che riguarda la costruzione stessa, con il recupero di superficie utile grazie allo scomputo delle murature perimetrali proporzionalmente agli interventi realizzati; infine, la terza agevolazione che si ottiene è quella di poter ottenere una certificazione di qualità degli interventi di bioedilizia, che costituisce una garanzia per l’utente e quindi un valore aggiunto per la costruzione.
Per quel che riguarda gli impianti fotovoltaici, infine, oltre alle disposizioni premianti – come nel caso del regolamento riminese – i vantaggi per il costruttore si moltiplicano grazie al Conto energia e agli incentivi previsti. Un conteggio è presto fatto: l’impianto per un’abitazione privata da 2,5 kWp ha un costo di 11mila euro (compresa l'iva agevolata al 10%). Mediamente si ottiene una produzione annua di 3.200 kWh. I vantaggi economici dell'auto-produzione di energia sono essenzialmente due: il risparmio in bolletta di 576 euro/anno e l'incentivo statale di 1.379 euro/anno per 20 anni. Il conteggio a questo punto è semplice: grazie al risparmio in bolletta e agli incentivi statali, il costo dell'impianto si ammortizza in meno di 6 anni. Considerando gli incentivi ventennali, è intuibile quali siano i vantaggi economici per chi ha installato dei pannelli fotovoltaici sul tetto di casa. Senza considerare i vantaggi per l'ambiente e la collettività. In conclusione la bioedilizia non è solo una scelta etica, ma può rappresentare un affare per chi costruisce”.
