30/05/11 12:43
ENERGIA NUCLEARE, UNA CAPORETTO IN TUTTO IL MONDO
La lobby dell’atomo sembra ormai aver imboccato una strada senza uscita, in Italia così come nel resto del mondo. Per quel che riguarda il nostro Paese, nonostante i sotterfugi del Governo e del ministero dello Sviluppo economico per aggirare lo scoglio dei referendum, la volontà popolare sembra non lasciare adito a dubbi. Un esempio eloquente è quello della Sardegna: a metà maggio i cittadini sono andati al voto per il referendum regionale sulle centrali nucleari. Il risultato non ha bisogno di commenti: il 90% dei votanti ha detto no all’atomo (alle urne affluenza del 60%). “Il risultato clamoroso conferma la forte consapevolezza delle persone - ha spiegato il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza -. Nonostante il silenzio di molti media, l’enorme affluenza al voto in Sardegna conferma la volontà dei cittadini di partecipare concretamente alle scelte per il proprio futuro non solo energetico”.
Ma le disgrazie dei nuclearisti non si arrestano sulle coste della Sardegna. Per restare in Italia, c’è da registrare la procedura avviata dall’Anci, l’associazione nazionale dei Comuni. Sei amministrazioni della Consulta Anci dei municipi sedi di impianti nucleari (Caorso, Saluggia, Trino Vercellese, Rotondella, Ispra e Piacenza) hanno avviato un’azione legale nei confronti di Palazzo Chigi “a tutela degli interessi delle amministrazioni e dei cittadini per chiedere che vengano ripristinate le somme spettanti ai Comuni dal 2005”. Motivo del contendere sono i soldi che quei sei Comuni avrebbero dovuto prendere come rimborso in quanto sedi di servitù nucleari (non solo le vecchie centrali, ma anche come depositi di stoccaggio di materiale radioattivo). Si tratta, tra l’altro, di quegli “oneri di sistema” che aumentano il costo dell’elettricità in Italia e che nelle settimane scorse il governo ha propagandisticamente cercato di attribuire al peso degli incentivi per le fonti rinnovabili.
Se restano quindi ancora da saldare i conti per il nucleare di oltre 20 anni fa, rischiano di avere un costo salato anche i sogni (o gli incubi) nuclearisti per il futuro. Il rischio, infatti, è che in caso di stop definitivo all’atomo, si debbano pagare delle super penali ai partner francesi che avrebbero dovuto realizzare le centrali in Italia. “Il piano nucleare del governo potrebbe pesare sulle tasche degli italiani anche dopo lo stop a seguito del disastro di Fukushima - hanno denunciato i parlamentari Ermete Realacci e Luigi Zanda in un’interrogazione presentata a Camera e Senato, ai Ministeri dello Sviluppo Economico e degli Affari esteri e alla Presidenza del Consiglio -. Il governo venga in Parlamento e renda noto quali sono gli accordi previsti dal protocollo Italia-Francia sul nucleare sottoscritto nel febbraio 2010 e se contemplino eventuali clausole di rescissione e rimborso in caso di arresto del piano di cooperazione energetica in materia di nucleare tra Italia e Francia. E’ un fatto molto grave sul quale è indispensabile chiedere la massima chiarezza e trasparenza. La beffa nucleare non può diventare un danno per le tasche dei cittadini e un affare per pochi”.
Come è evidente, il nucleare sta naufragando, e non solo in Italia. Quel che sta accadendo nei Paesi che le centrali già le hanno dovrebbe far riflettere i nostri governanti, che invece vogliono costruirle.
Berlino sarà la prima potenza industriale a rinunciare completamente all’atomo, che attualmente copre il 22% del suo fabbisogno energetico. Dei 17 impianti chiusi dopo il disastro di Fukushima, 8 non saranno più riattivati. L’annuncio di fine maggio del ministro dell’ambiente non lascia spazio a dubbi: “Non torneremo indietro”. È quindi ufficiale: dal 2022 la Germania non utilizzerà più l’energia nucleare. Inutile dire quali siano le strade scelte per rifornire d’energia il paese: grande spinta alle rinnovabili (come avviene ormai da vent’anni), con fotovoltaico ed eolico a farla da padrone.
Si può rapidamente ricordare cosa succede in Giappone, dove il governo, che si trova a fare i conti con un disastro di proporzioni ancora non quantificabili, ha scelto di abbandonare l’atomo. Ma dopo Germania e Giappone, il club dei “pentiti” del nucleare si arricchisce di un altro influente membro. Il governo svizzero, lo scorso 25 maggio, ha raccomandato infatti al Parlamento confederale di rinunciare a sostituire le centrali nucleari una volta che queste avranno esaurito la loro vita operativa. Quindi anche in Svizzera addio all’atomo entro il 2034. Una strada energetica che cade dappertutto a causa dell’insostenibilità economica delle centrali nucleari, e non per le presunte “emozioni del momento” causate dagli incidenti. La lobby del nucleare sarà meglio che inizi a mettersi l’anima in pace. Anche in Italia.
Controlli in Giappone dopo il disastro nucleare di Fukushima
