03/02/11 10:38

LA CONSULTA FRENA IL NUCLEARE, LE REGIONI VANNO ASCOLTATE

Un inizio del 2011 intriso di delusioni per i fautori del nucleare. Con la decisione adottata il 2 febbraio dalla Corte Costituzionale, si complica sempre più la strada del ritorno dell’Italia all’atomo. Dopo il via libera al referendum, la Corte ha infatti bocciato la parte del decreto attuativo della legge sul nucleare, imponendo un '”adeguato coinvolgimento'” delle Regioni in cui si intende costruire una centrale.

Una vittoria per Emilia-Romagna, Puglia e Toscana, le tre regioni che avevano sollevato una serie di obiezioni con il loro ricorso. La Consulta in particolare, dichiarando l’illegittimità di una parte del decreto attuativo, ha stabilito che, per installare una centrale nucleare, sarà necessario un parere obbligatorio, seppure non vincolante, della Regione interessata.

Più che soddisfatti i governatori interessati, a partire dal presidente della Puglia, Nichi Vendola, avversario dichiarato del nucleare. Questo governo, afferma, è “il più centralista della storia dell’Italia, sbandiera un federalismo che al momento odora più di secessione”. Contro l’atomo si schiera anche Enrico Rossi, governatore della Toscana, che scommette più sulle rinnovabili che su “una tecnologia vecchia e rischiosa”. Secondo il presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, la Consulta indica la via “'della concertazione e di un necessario coinvolgimento che fino a oggi è mancato. Mi auguro - ha commentato - che questa sentenza sia l’occasione per cambiare strada”. Anche secondo Legambiente la Corte costituzionale dimostra che “la via decisionista non paga”.

Ma i problemi per le multinazionali che dovranno costruire le centrali in Italia non finiscono qui. Come si accennava prima, la Corte Costituzionale a inizio gennaio 2011 ha dichiarato ammissibile la proposta di referendum sul nucleare presentata ad aprile del 2010. La data del referendum verrà fissata in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi.

Ma non basta: per i nuclearisti le cose vanno male anche dal punto di vista della comunicazione (o della propaganda, per meglio dire). Qualcuno ricorderà lo spot di Forum Nucleare, nel quale si vede una partita a scacchi tra due giocatori identici, uno favorevole e uno contrario all’energia nucleare. Ebbene, la campagna è finita, e sembra è proprio che sia finita in malo modo. Lo spot voleva catturare l’attenzione dei milioni di italiani indecisi su questa delicatissima questione e invitarli a visitare il sito web del forum, per farsi un’idea.

Il problema, però, è che Forum Nucleare è un ente che ha per statuto lo scopo di fare lobbing pronuclearista ed è finanziato dai maggiori attori industriali dell’energia nucleare. In questi giorni sul sito di Forum Nucleare si legge che “con 373mila visite al nostro sito, con picchi di 30mila presenze al giorno e oltre 1 milione e 143mila pagine viste, più di 17mila commenti pubblicati sul blog e quasi 132mila visualizzazioni dello spot su YouTube, si è chiusa la campagna di comunicazione del Forum Nucleare Italiano”. Il problema, a quanto sembra e per quel che si legge in rete, è che la quasi totalità dei commenti arrivato via internet al sito sono stati negativi. Lo stesso spot ha generato una serie di “contro filmati” che spopolano su YouTube e ironizzano sulla presunta imparzialità del Forum.

Insomma, la strada del nucleare scelta dal governo italiano (sono state annunciate -  non si sa quando, a questo punto - quattro centrali nucleari per circa trenta miliardi di euro di investimento) è costellata da una serie di Caporetto. E il referendum potrebbe assestare il colpo finale.

Mala tempora currunt per i nuclearisti: dopo il flop della campagna di Forum Nucleare arrivano le decisioni della Consulta su referendum e parere delle Regioni

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