11/05/10 10:53
LA PROVINCIA DI RIMINI E I 100KWP A TERRA.
Nessuno ha mai pensato, nemmeno per un attimo, di voler violentare ambiente e paesaggio per installare dei pannelli fotovoltaici. E’ partendo da questo assunto che vogliamo intervenire sul dibattito sollecitato dal Corriere Romagna negli articoli di sabato scorso riguardo il limite dei 100 Kw per gli impianti a terra, una discussione che era stata aperta dalle posizioni rese pubbliche della sede riminese della Confagricoltura, che chiedeva alle istituzioni, e alla Provincia in particolare che ne ha le competenze, di rimuovere quel limite anche per fornire una possibilità di integrazione del reddito alle aziende agricole. Un tema che, per la verità, era stato posto all’attenzione pubblica da uno studio della Ubisol di inizio anno sulla situazione del fotovoltaico nell’Emilia-Romagna, indagine che evidenzia come l’unica provincia della regione dove vige questo limite sia quella di Rimini.
Negli articoli di sabato, in estrema sintesi, da una parte l’assessore all’Ambiente della Provincia di Rimini, Stefania Sabba, intervistata dal cronista del Corriere, annunciava che quel limite andrà superato attraverso una variazione del Ptcp. Dall’altra la posizione del rappresentante riminese del movimento Cinque Stelle-Beppe Grillo, che invece ribatteva che un superamento del limite potrebbe rappresentare un danno per l’agricoltura e per il paesaggio.
Siamo d’accordo con l’assessore provinciale all’Ambiente e con Confagricoltura: il limite dei 100 Kw va rimosso. Ma, per quanto possa apparire strano, queste affermazioni non si contrappongono alle preoccupazioni del rappresentante della lista Grillo e, anzi, ne interpretano al meglio le istanze.
Come dicevamo, infatti, nessuno pensa di disseminare pannelli fotovoltaici a caso sui nostri campi, tantomeno se dovesse trattarsi di impianti di grandi dimensioni, come quelli sopra i 100 Kw.
Anche noi della Ubisol invochiamo una nuova disciplina provinciale che, superando questo limite, consenta una sviluppo delle energie rinnovabili e permetta alle aziende di questo settore e a quelle del comparto agricolo di poter operare nelle stesse condizioni del resto dei territori della nostra regione. La nuova disciplina per gli impianti a terra dovrà basarsi su due capisaldi: da una parte limiti più ampi dei 100 Kw per le dimensioni degli impianti, dall’altra norme specifiche che dicano quali sono i terreni su cui i pannelli fotovoltaici possono essere installati, con la salvaguardia delle zone di pregio. In questo senso ci sentiamo di poter affermare che i rappresentanti della lista Grillo hanno il nostro stesso obiettivo: sviluppo delle energie pulite e tutela del territorio. Un assunto che verrebbe solo rafforzato da un ragionato superamento dei 100 Kw per gli impianti a terra.
Vanno chiariti alcuni punti fondamentali: occorrerebbe una suddivisione in zone del territorio riminese, con l'indicazione delle aree adatte all'installazione degli impianti fotovoltaici di maggiori dimensioni. Come avviene nei territori italiani ed europei più virtuosi e sensibili al problema ambientale e delle energie rinnovabili, basterrebbe ad esempio individuare i terreni vicini ai depuratori, in prossimità delle discariche, degli inceneritori e delle autostrade e strade a scorrimento veloce. Non si tratta naturalmente di un'elencazione esaustiva, ma solo di alcuni esempi.
Occorre inoltre affrontare un problema ulteriore che riguarda le amministrazioni locali: serve un'armonizzazione dei regolamenti tra i diversi Comuni. Per tornare al caso concreto della nostra provincia, basti ricordare che i Comuni di Coriano, San Clemente e Santarcangelo – solo per citarne alcuni – non sono disposti ad autorizzare impianti a terra nemmeno se si tratta di installazioni al di sotto dei 100 Kw attualmente previsti come limite dal Ptcp. La questione degli intoppi burocratici causati dalla mancata applicazione di regolamenti e, addirittura, di leggi nazionali, non si limita a questi casi ma investe tutto il settore delle energie rinnovabili. Regna una confusione sovrana, tipica della burocrazia italiana, con regolamenti e normative a macchia di leopardo, che si frappongono come ostacoli a volte insormontabili alle aziende e ai privati anche per impianti domestici di piccole dimensioni, rallentando lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Vi riportiamo alcuni casi derivati dalla nostra esperienza professionale: diversi imprenditori agricoli riminesi si sono rivolti a noi per la realizzazione di impianti sopra i 100 Kw e, considerate le difficoltà attualmente esistenti nella nostra provincia, hanno ritenuto di investire nelle province di Forlì-Cesena e di Pesaro-Urbino, dove è sufficiente una Dia – Denuncia di inizio attività – per impianti di oltre 700 Kwp.
A questo punto chiediamo a gran voce un tavolo di concertazione pubblico privato, azionato dalla Provincia di Rimini, che metta ordine nel settore, unica strada che appare possibile per incrementare l'utilizzo di una fonte di energia pulita come quella del sole.
Da ultimo ci sembra quanto mai opportuna l'iniziativa della parlamentare riminese Elisa Marchioni che con la sua interrogazione al ministro dell'Ambiente ha posto i problemi riguardo il rinnovo degli incentivi statali per il prossimo triennio e quello delle lunghe attese per gli allacci alla rete elettrica.
Francesco Rinaldi
Amministratore delegato Ubisol
