Nel 2023 rinnovabili al top in Europa 

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Perché il 2023 è un anno di svolta?

Nel 2023 rinnovabili al top in Europa: l’energia degli impianti fotovoltaici, dell’eolico, dell’idroelettrico, è sempre più l’elemento chiave per una svolta epocale nei paesi europei. Ormai la strada è tracciata e i recenti dati Eurostat sanciscono questa realtà.

I numeri sono quelli che fanno riferimento all’anno 2023 e fotografano alcune verità inconfutabili: la divergenza tra fonti rinnovabili e fossili non è mai stata così netta nelle statistiche aggiornate a livello di Unione europea.

Una differenza così marcata tra combustibili fossili e fonti rinnovabili nella produzione di energia elettrica in Europa non si era mai vista. C’è da sottolineare come ormai tutte le strategie del parlamento comunitario vadano nella direzione di un cambio di paradigma per quel che riguarda le politiche energetiche del vecchio continente. La questione legata alla sostenibilità è fondamentale, così come lo sono quelle che riguardano i cambiamenti climatici che ogni regione europea si ritrova a vivere. Ma le (relativamente) nuove sensibilità ambientaliste vanno a braccetto con motivazioni di carattere economico. Abbattere la dipendenza dal gas e dal petrolio che arrivano da regioni ad alto rischio del mondo, libera le nazioni europee dai ricatti e dalle ritorsioni di chi basa buona parte dei suoi rapporti internazionali su quelle fonti energetiche. 

Un incremento della produzione da fonti rinnovabili del 12%

Come sempre, tutte le chiacchiere e i discorsi teorici vanno sostanziati dai numeri. La realtà fotografata da Eurostat nel 2023 dice le rinnovabili hanno generato complessivamente 1.214 TWh nei 27 Stati membri Ue, in crescita del 12% sul 2022, mentre le fonti fossili sono rimaste molto più indietro, a 882 TWh, il punto più basso dal 1990, il che significa che c’è stata una diminuzione del 19,7% rispetto all’anno precedente.

Una sintesi che il think tank Ember a febbraio aveva anticipato nella sua European Electricity Review 2024, titolando il report con un esplicito “Eolico batte gas, carbone ai minimi storici”. 

Ma, volendo si può tornare all’epoca del Covid e della pandemia: in quel periodo, a partire dal 2020, la generazione elettrica da fonti rinnovabili aveva superato quella da carbone, gas naturale e olio combustibile. Certo, si trattava di dati confortanti e della conferma di una tendenza che va avanti da anni. Ma arriviamo all’oggi: i dati che Eurostat diffonde per il 2023 sanciscono un sorpasso ancora più deciso, un cammino netto e irreversibile verso la sostenibilità, tutto colorato in verde.

I dati del 2023 a livello Unione Europea

Nei 27 paesi dell’Unione europea, le fonti rinnovabili come fotovoltaico, eolico e idroelettrico hanno prodotto il 44,7% dell’energia elettrica nel 2023 (38,7% nel 2022), mentre le fonti fossili sono scese al 32,5% (39,4% un anno prima). I vecchi impianti nucleari (ormai nessuno investe più in queste imprese faraoniche e ad alto rischio) coprono il 22,8%, pari a 619 TWh.

E in Italia come sono andate le cose?

Se poi si vuol fare un piccolo focus sull’Italia, allora dobbiamo sottolineare che le fonti rinnovabili hanno raggiunto il 44,7% della produzione nazionale nel 2023 (esattamente in linea con la media europea). Si tratta di un traguardo storico per il Bel Paese, un vero e proprio record: si è registrato un più 17% sul 2022.

Sempre per restare ai numeri, tra i dati che saltano all’occhio c’è quello che riguarda l’energia eolica: per la prima volta questa fonte rinnovabile ha prodotto più elettricità del gas, portandosi al secondo posto tra le singole fonti di generazione, dietro solo al nucleare: 477 TWh per l’eolico vs 468 TWh per il gas. I parchi eolici hanno generato, infatti, oltre 56 TWh in più rispetto al 2022 (+13,4%), mentre il gas ha perso 73 TWh (-13,5%).

Dal fotovoltaico sono arrivati quasi 39 TWh in più del 2022 (+18,9%), per complessivi 244 TWh; l’idroelettrico si è ripreso dopo un anno difficile, con 54 TWh aggiuntivi (+17,5% sul 2022) e un totale di 361 TWh.

Conclusioni

Si tratta di una buona strada ormai imboccata: non si torna più indietro, nonostante una parte della politica cerchi di condurre una battaglia antistorica contro gli impianti fotovoltaici e le fonti rinnovabili in genere, spinta dalle lobby di coloro che da sempre hanno gestito il mondo dell’energia e che ora, a quanto pare inutilmente, cercano di ostacolare questa sostanziale forma di democrazia dal basso.

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