Si procede verso un mondo più sostenibile, e così l’Europa ha prefigurato un futuro senza più caldaie a gas. È questa una delle novità più rilevanti della direttiva Case Green, che da qualche mese è stata approvata dal Parlamento europeo e recepita in Italia.
La situazione con la nuova direttiva
Stop alle caldaie a gas dal 2040
Quello delle caldaie a gas è il tema che riguarda più da vicino le famiglie, dato che tutti abbiamo in casa un sistema di riscaldamento e, di conseguenza, la previsione che riguarda le caldaie è una di quelle norme europee, poi adottate dai vari Stati membri, che interessa direttamente i nostri immobili. Dal 2040 non ci si potrà più dotare di un generatore di questo genere, proprio per dare uno stop al consumo del metano e fare largo a tecnologie più moderne. I vantaggi sono soprattutto due: un risparmio per le famiglie e meno inquinamento per il Pianeta.
L’efficienza energetica: cosa dice l’Ue
Se è vero che la direttiva Case Green è nota in Italia soprattutto per quel che riguarda le caldaie, in effetti la normativa abbraccia tutto il tema delle ristrutturazioni. Ogni Stato membro, infatti, dovrà adottare un piano nazionale che preveda la riduzione progressiva del consumo di energia degli edifici residenziali: l’obiettivo è un taglio del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. Entro il 2050 il parco residenziale dovrà essere a zero emissioni. D’altra parte, basterebbe leggere il nome con cui la direttiva è stata varata dal Parlamento europeo: “Energy performance of building directive”. Basti leggere uno dei passaggi della Direttiva: “Gli edifici sono responsabili del 40 % del consumo finale di energia nell’Unione e del 36 % delle emissioni di gas a effetto serra associate all’energia, mentre il 75 % degli edifici dell’Unione è tuttora inefficiente sul piano energetico”.
Con lo stop alle caldaie a gas tradizionali il futuro tra pompe di calore e sistemi ibridi
Lo stop agli incentivi per le caldaie alimentate solo a metano, comporta anche che venga dato più peso ai sistemi ibridi – come quelli che combinano caldaie e pompe di calore – e quindi all’elettrificazione. Naturalmente, grande importanza viene data alle pompe di calore, oltre a regole più stringenti per gli edifici nuovi e gli stimoli per continuare a favorire l’installazione di impianti solari.
Come sostenere il cambiamento
Bonus, incentivi e sconto in fattura
Altra spinta dell’Ue è quella che riguarda il peso delle ristrutturazioni cosiddette “profonde”: le risorse dei paesi membri dovranno essere destinate, in via prioritaria, a interventi che garantiscano una soglia minima di risparmi. Non solo. Se la direttiva ammette tra le forme di sostegno quelle che garantiscono la riduzione delle tasse (come le detrazioni e i crediti fiscali, già abbondantemente usati in Italia), nella Epbd vengono citate anche le forme di sostegno che consentono risparmi direttamente nelle fatture dei cittadini. Come, per l’appunto, lo sconto in fattura.
Dal 2040 stop ai combustibili fossili
Uno spazio si potrebbe aprire per generatori in grado di funzionare con gas verdi (come il biometano o l’idrogeno verde): le linee guida della Commissione potrebbero ammetterli alle agevolazioni. Tutto questo guarderà al target del 2040, quando le caldaie a metano dovranno essere totalmente eliminate. Anche se la scadenza del 2040, nel testo andato al voto, non viene intesa come un termine stringente, ma più come un obiettivo verso il quale tendere, con la possibilità di qualche ritardo.
La soluzione con i sistemi ibridi
Nessuno dubbio sull’ammissibilità, invece, degli apparecchi ibridi, come quelli che mettono insieme caldaie e pompe di calore, controllate da una centralina unica. Saranno centrali per il nuovo sistema di agevolazioni. Così come sarà decisiva l’elettrificazione dei riscaldamenti e l’utilizzo delle pompe di calore, che la direttiva cita in più passaggi. Questa tecnologia sarà fondamentale per consentire l’impiego di energie rinnovabili nei nuovi edifici a zero emissioni.
Torna lo sconto in fattura
Nel finanziamento delle ristrutturazioni, poi, aumenta il peso delle ristrutturazioni profonde: le risorse dei paesi membri dovranno essere destinate, in via prioritaria, a interventi che garantiscano una soglia minima di risparmi. Non solo. Se la direttiva ammette tra le forme di sostegno quelle che garantiscono la riduzione delle tasse (come le detrazioni e i crediti fiscali), nella Epbd vengono citate anche le forme di sostegno che consentono risparmi direttamente nelle fatture dei cittadini. Come, per l’appunto, lo sconto in fattura.
Le risorse dell’Europa
Il Social climate fund
In sostanza, da qui al termine del prossimo decennio ci si aspetta comunque che vengano messe in atto iniziative – soprattutto finanziarie ed economiche – per sostituire quante più caldaie a gas o gpl con alternative come pompe di calore, ibride o solare termico. I Paesi membri dell’Ue potranno fare ricorso anche al Social climate fund, che potrà mobilitare almeno 86,7 miliardi di euro nel periodo 2026-2032. Si tratta di un fondo nato per evitare che i gruppi vulnerabili più colpiti, come le famiglie in povertà energetica, restino indietro nella transizione.
L’obiettivo è frenare l’utilizzo del gas
Come detto, dal prossimo anno saranno vietati gli incentivi per installare caldaie a gas, mentre – meglio ribadirlo – saranno promossi quelli per sistemi di riscaldamento ibridi (che combinano caldaie e pompe di calore o solare termico), oltre a quelli per le pompe di calore. Quel che l’Ue vuol perseguire è lo stop all’installazione di nuovi sistemi di riscaldamento alimentati con fonti fossili.
Per tutte le informazioni e sui nuovi incentivi, è possibile contattare Ubisol: i nostri consulenti potranno darvi tutte i consigli in vista delle variazioni normative del prossimo anno.