Basti un solo dato: nel 2023 l’energia pulita ha pesato per il 10% sulla crescita del Pil mondiale. Una cifra sbalorditiva, che tiene insieme fotovoltaico, pompe di calore, batterie, eolico e auto elettriche.
Insomma, se c’erano ancora alcune categorie di politici che pensavano che i pannelli solari fossero un semplice fenomeno di moda e che presto il loro successo si sarebbe spento, adesso ci sono i dati e una crescita costante del settore delle energie pulite a smentirli.
L’era della green economy
È quello che ormai da un paio di decenni si chiama green economy. Un fenomeno di crescita e distribuzione democratica dell’energia, che consente l’accesso a una risorsa fondamentale a cittadini svantaggiati e che permette, e non è certo un fatto trascurabile, di ridurre enormemente le emissioni di anidride carbonica. Ridurre l’inquinamento e distribuire energia gratuita è la chiave per il futuro della popolazione mondiale.
I numeri sono quelli che arrivano dalla fonte più grande e prestigiosa: la Iea, l’agenzia internazionale dell’energia.
Transizione verde: la situazione italiana
Se i numeri a livello globale parlano chiaro, per la situazione italiana ed europea, il 15 settembre, a richiamare questo panorama è stato Il governatore di Bankitalia Fabio Panetta, che ha spiegato, in sintesi, che “la transizione verde è inevitabile”. Fabio Panetta ha tracciato il quadro attuale introducendo la conferenza su come arrivare a un’ordinata transizione energetica, evento che rientra nella presidenza italiana del G7. La premessa: i cambiamenti climatici ormai non sono solo uno scenario previsto dalla comunità scientifica ma qualcosa che sperimentiamo tutti i giorni sulla nostra pelle. Quindi le rinnovabili e un’economia sostenibile sono passaggi ormai necessari.
L’importante, ha chiarito il governatore di Bankitalia, è non lasciare solo ad altri Paesi extraeuropei lo sviluppo di queste tecnologie, a partire dalle batterie, con Cina e altre economie emergenti a farla da padrone.
Un giro d’affari “in verde” da 320 miliardi di dollari
Per tornare al report dell’agenzia internazionale per l’energia, tutto parte da un dato finanziario: l’energia a basso contenuto di carbonio ha generato nel 2023 un giro d’affari di circa 320 miliardi di dollari nell’economia mondiale. Questa cifra costituisce il 10% della crescita del Pil mondiale, più del valore creato dall’industria aerospaziale e pari al contributo di un’economia delle dimensioni della Repubblica Ceca alla produzione globale.
C’è un altro dato significativo: quello relativo agli investimenti nel settore dell’energia, in particolare nella produzione. Questa è la vera cartina tornasole di quel che sta succedendo nel mondo: si parla, infatti, delle scelte delle imprese quando devono investire capitali e scegliere se costruire una centrale elettrica tradizionale o un impianto nucleare o se, di contro, è meglio pensare a fotovoltaico, eolico o idroelettrico. Ebbene, l’elettricità pulita ha rappresentato circa l’80% della nuova capacità elettrica installata a livello mondiale l’anno scorso.
La corsa alla transizione di Europa, Cina e India
È interessante confrontare l’Europa con il Paese emergente per antonomasia. In Cina, il settore dell’energia dell’economia verde ha pesato per circa un quinto della crescita del 5,2% del Pil cinese nel 2023. L’aumento maggiore della crescita è stato quello derivante dagli investimenti nella capacità di generazione di energia pulita. Ma l’Unione europea continua a produrre buone performance: nel Pil degli Stati membri, l’energia pulita ha rappresentato quasi un terzo della crescita nel 2023, la percentuale più alta di tutte le regioni valutate. Uno sguardo, infine, a quanto succede in India, che tra le grandi economie è quella in più rapida crescita nel 2023, con un aumento del Pil di circa il 7,7%: qui la green economy ha contribuito al 5% della crescita del 2023, soprattutto grazie agli investimenti in nuova capacità di generazione fotovoltaica.
Benessere e posti di lavoro
Cosa significano questi numeri per la vita dei comuni cittadini, è di facile intuizione: oltre al fatto di poter contare su una transizione sostenibile e su un futuro migliore, la crescita della green economy moltiplica le occasioni di lavoro. Tra l’altro, tutte le analisi parlano di un comparto che genera una serie di posizioni professionali innovative e di buon livello, a differenza di molti dei settori tradizionali.
Sarà proprio per questi aspetti che attori autorevoli dell’economia come l’Agenzia internazionale dell’energia o come il direttore di Bankitalia, lanciano un messaggio al mondo della politica perché continui a fare la sua parte in questi processi. Ubisol, nel suo piccolo, continua a sostenere le famiglie e le imprese che vogliono tagliare le bollette e dare una mano all’ambiente per un futuro migliore.

Impatto sul lavoro
La transizione energetica richiede investimenti molto ingenti e la trasformazione di mercati enormi. Ma anche molti vantaggi significativi che vanno oltre la mitigazione dei cambiamenti climatici e la riduzione dell’inquinamento atmosferico, ad esempio come l’occupazione: nel 2023, 36 milioni di lavoratori sono stati impiegati nelle filiere dell’energia pulita, secondo la Iea.
L’occupazione nel settore ha superato quella dei combustibili fossili già nel 2021 e continua a crescere.
Concludendo si può dire che, sebbene la Cina sia ancora in testa agli investimenti per la produzione di tecnologie pulite, anche altre regioni nel mondo stanno registrando un forte aumento dei progetti e degli investimenti.
L’ampia quota di mercato di un solo Paese ha sollevato interrogativi sulla resilienza e sulla diversità delle catene di fornitura di tecnologie energetiche pulite a livello globale.
Tuttavia, attualmente questa situazione offre anche l’opportunità di accelerare la decarbonizzazione globale sulla base di un’abbondante fornitura di attrezzature energetiche pulite a basso costo.
Secondo la Iea è importante valutare in modo esaustivo le dimensioni dell’economia dell’energia pulita quando si programmano politiche energetiche, climatiche e industriali.