Questa volta vogliamo rispondere ad alcune domande che ci si pone quando si pensa a un impianto fotovoltaico: ma cosa succede ai pannelli quando giungono a fine vita? È possibile riciclarli?

Qui di seguito vi illustriamo i passaggi che sono previsti quando, dopo 25 o 30 anni di utilizzo, arriva il momento di cambiare i moduli del proprio impianto. Un piccolo spoiler: tutto è programmato, non esistono problemi né scenari apocalittici. 

Gli obblighi dei produttori e degli importatori

I pannelli vengono recuperati con specifici trattamenti

La certezza su cui ci si può basare è che iI modulo fotovoltaico può essere trattato e recuperato, anche con performance di tutto rispetto. “Il trattamento di tipo meccanico è il più diffuso – spiega un’inchiesta dell’Huffington Post a firma Roberto Antonini – ma esistono in fase sperimentale anche processi termici e chimici.

Il processo di tipo meccanico messo in campo da Cobat RAEE e utilizzato in impianti siti in Piemonte, Marche e Puglia, capaci di coprire le esigenze sull’intero territorio nazionale, consente di recuperare una percentuale del pannello decisamente importante, ovvero il 90-94% in peso”. 

Come si procede al recupero

Le fasi sono quelle studiate e adottate da anni dal Cobat RAEE, il consorzio per la raccolta e il riciclo dei Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche che si avvale dell’esperienza trentennale dei Consorzi Cobat nella gestione dei rifiuti.

Il pannello viene, per prima cosa, privato della cornice in alluminio, poi capovolto su un nastro trasportatore – spiega Antonini – A questo punto il modulo, passando attraverso dei cilindri rotanti, viene abraso della parte di vetro, che viene così recuperato. Il resto del modulo fotovoltaico viene sottoposto a macinazione e le frazioni rame, alluminio e silicio sono divise per granulometria e composizione”. 

L’adesione ai Consorzi: una garanzia per non avere problemi

Chi produce o importa pannelli fotovoltaici in Italia deve iscriversi al registro Aee e, inoltre, aderire a uno dei consorzi che provvedono allo smaltimento e al recupero.

I moduli fotovoltaici – spiega l’Huffington Post – rientrano nelle AEE (apparecchiature elettriche ed elettroniche). Una normativa europea recepita in Italia impone ai produttori e importatori di moduli fotovoltaici di garantire la corretta gestione del fine vita dei prodotti. Per adempiere a questi obblighi i produttori e importatori di moduli (ossia i primi soggetti che immettono i moduli nel mercato nazionale) devono iscriversi al registro AEE e aderire a un sistema di consorzi. Questi consorzi debbono avere alcune caratteristiche: essere senza scopo di lucro; dotati di uno statuto approvato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica; aderire al CDCRAEE, l’ente che regola la raccolta dei moduli del settore domestico nel circuito delle isole ecologiche; garantire l’accantonamento di parte del contributo versato dal produttore in un trust”.

Recupero dei pannelli: una risorsa di valore

Cosa si ottiene dai trattamenti: vetro e alluminio si rivendono

Al termine del trattamento che viene messo in campo da Cobat RAEE, si ottengono vetro, polvere di silicio, metalli preziosi e plastica.

Il vetro viene recuperato per oltre il 95/97 per cento: è pulito, trasparente e può essere rivenduto in vetreria. L’alluminio proveniente dalla cornice costituisce il 15/18% del peso totale del pannello e può essere rivenduto. Una volta terminato il processo, rimane una frazione minimale molto fine, una sorta di borotalco, all’interno del quale si trovano silicio, metallo e residui vetrosi estremamente ridotti. “Sono in corso degli studi – spiega Cobat RAEE – per capire se e come è possibile valorizzare anche quest’ultima parte”. 

Trasporto dei pannelli a fine vita: le strade a seconda della potenza

La domanda che, legittimamente, si pone che installa un impianto fotovoltaico, è quella che riguarda il fine vita: tra 25 o 30 anni, cosa me ne faccio dei pannelli se devo cambiarli? Ci sono strade che dipendono dalla potenza dell’impianto, ossia i piccoli impianti, quelli domestici, e gli impianti sopra i 10 kWp.

I piccoli impianti fino a 10 kWp

I moduli giunti a fine vita che derivano da impianti sotto i 10 kWp (in pratica il 99% di quelli che sono sui tetti delle case e quelli delle piccole attività) sono considerati RAEE domestici e quindi la loro raccolta viene gestita tramite il circuito delle isole ecologiche comunali: il privato cittadino o l’installatore può trasportarli verso l’isola ecologica. 

Gli impianti sopra i 10 kWp

I moduli installati in impianti fotovoltaico di potenza maggiore ai 10 kWp rientrano nei RAEE professionali e la raccolta deve avvenire tramite aziende autorizzate che garantiscano la tracciabilità del processo. In questo caso, l’azienda che si occupa del trasporto garantisce i passaggi che vanno dalla raccolta dei moduli al conferimento nell’impianto di riciclo finale. 

Impianti incentivati e fine vita

Per i moduli installati in impianti incentivati che sono giunti a fine vita e per i quali viene richiesto lo smaltimento al consorzio di adesione del produttore/importatore degli stessi, il Gse, il Gestore dei servizi energetici, richiede inoltre un certificato di smaltimento che il consorzio deve rilasciare al proprietario dell’impianto. 

La cosa fondamentale, come è facile dedurre da queste informazioni, è che ci si affidi a un’impresa in grado di seguire tutti i processi legati a un impianto fotovoltaico: dalla progettazione all’installazione, dalla manutenzione al fine vita e al riciclo.

Chiedete tutte le informazioni ai consulenti Ubisol e installate con serenità il vostro impianto: inizierete a produrre energia gratuita e pulita senza preoccupazioni. 

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