Greta è tornata a Bruxelles, sedici anni e non sentirli
Proteste per il clima a Bruxelles
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“Le persone ci dicono sempre: ‘Speriamo che voi giovani possiate salvare il mondo’.  Ma non possiamo, semplicemente perché non c’è abbastanza tempo per prendere in mano la situazione”.

È ormai da qualche tempo che scriviamo di Greta Thunberg, la 16enne attivista svedese che, per un lungo periodo, aveva utilizzato tutti i suoi venerdì pomeriggio per manifestare a Stoccolma, la sua città, contro i cambiamenti climatici. Da sola, dopo la scuola, arrivava davanti ai palazzi del potere, lei e il suo cartello ormai divenuto iconico. 

Poi qualche mese fa, zaino in spalla e cartello sotto al braccio, aveva deciso di sbarcare a Bruxelles, per farsi sentire dalle istituzioni europee. Qualche foto, qualche intervista, e la sua storia aveva colpito l’immaginario collettivo dei suoi coetanei in tutto il pianeta.

Un esempio, quello di Greta e dei suoi venerdì pomeriggio di impegno civile, che adesso è seguito da tanti altri adolescenti in mezzo mondo. Perché in quest’epoca di global media, le strade per diventare “influencer” sono infinite, e non passano solo dal rap o dalla moda.

Il The Guardian, uno dei più autorevoli quotidiani britannici, ne parla come della piccola donna “che ha dato inizio a un grande cambiamento”. Perché i “venerdì di protesta” di Greta sono diventati una consuetudine anche per i giovani del Regno Unito e, testimonia il Guardian, la stessa cosa sta avvenendo tra gli studenti e gli universitari in Australia, in Germania, in Giappone e in un’altra dozzina di nazioni.

La settimana scorsa, di nuovo a Bruxelles, la piccola e tenace svedese ha partecipato all’incontro tra esperti aperto alla società civile.

“Sappiamo che molti politici non vogliono parlare con noi – ha detto a muso duro Greta nel suo intervento, nel breve spazio che le era stato riservato -. Bene, nemmeno noi vogliamo parlare con loro. Ma chiediamo loro di parlare con gli scienziati e di ascoltarli, perché noi stiamo solo ripetendo quello che loro dicono da decenni. Ascoltate la scienza! Questa è la nostra richiesta”.

Greta, divenuta una piccola eroina grazie alle sue proteste solitarie, in questi giorni è circondata da una delegazione di giovani attivisti giunti da tutta Europa, in marcia anche giovedì scorso, 21 febbraio, per le strade di Bruxelles insieme a migliaia di coetanei.

È il settimo giovedì di seguito che accade a Bruxelles. E le presenze degli studenti si moltiplicano. In mezzo al cordone di sicurezza e tra decine di giornalisti, Greta, la piccola e solitaria Greta, adesso guida le marce mentre intorno a lei si fanno sempre più forti le grida, il suono dei tamburi e gli slogan a favore del clima. Proteste, è bene chiarirlo, colorate e pacifiche.

“Agli studenti che stanno marciando per il clima, dico: fatelo, andate avanti – ha dichiarato con un tweet il primo vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans”. “Anche i miei figli seguono Greta – ha proseguito – lo fanno e sono orgoglioso di loro”. Ma che queste nuove generazioni non siano poi così male come si racconta in giro?

 

 

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