È arrivato il via libera del Mase a un decreto che apporta alcuni importanti migliorie agli incentivi e alle misure per le Comunità Energetiche Rinnovabili. Il provvedimento, tra le altre cose, estende l’incentivo ai Comuni fino a 50mila abitanti e concede una maggiore flessibilità per l’entrata in esercizio degli impianti.

Incentivi nei Comuni fino a 50mila abitanti

Dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, il Mase, è arrivato il provvedimento (qui è possibile scaricare o consultare il decreto) che estende l’ambito della misura finanziata dal Pnrr ai Comuni con popolazione fino a 50mila abitanti (prima il limite era di un massimo di 5mila residenti). 

Entrata in esercizio entro 24 mesi dal completamento

Il testo del Mase, inoltre, prevede una maggiore flessibilità dei tempi di entrata in esercizio dei progetti. Il decreto iniziale disponeva che gli impianti ammessi al contributo dovessero entrare in esercizio entro diciotto mesi dalla data di ammissione e, comunque, non oltre il 30 giugno 2026. Il nuovo decreto stabilisce che sono solo i lavori di realizzazione a dover essere ultimati entro il 30 giugno 2026 o a 18 mesi dall’ammissione, mentre l’entrata in esercizio è fissata entro 24 mesi dal completamento “e comunque non oltre il 31 dicembre 2027”.

Anticipo fino al 30% del contributo

Il provvedimento del Mase aumenta anche la quota di anticipo che può essere richiesta. La novità introdotta riguarda la possibilità di richiedere un anticipo fino al 30% del contributo (prima era il 10%) e l’esclusione del fattore di riduzione in caso di cumulo con altri contributi, anche per le persone fisiche.

Domande fino al 30 novembre

Da ricordare che a fine marzo c’è stata la proroga dal 31 marzo al 30 novembre del termine per la presentazione delle domande. Le novità di questo nuovo decreto si applicano anche alle richieste già presentate.

Prima di essere pubblicato il decreto dovrà passare al vaglio della Corte dei Conti per le verifiche di competenza. Entrerà in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul sito istituzionale del ministero.

I vantaggi previsti per le Cer 

Per comprendere la portata di queste modifiche, bisogna ricordare quali sono i vantaggi previsti per i soggetti che aderiscono a una Comunità energetica rinnovabile. 

Due benefici per l’energia autoconsumata

Sull’energia autoconsumata, i benefici appaiono sotto due diverse forme:

Inoltre, tutta l’energia elettrica rinnovabile prodotta ma non autoconsumata resta nella disponibilità dei produttori ed è valorizzata a condizioni di mercato. 

Il contributo in conto capitale del 40%

Infine, e arriviamo al punto toccato dal decreto, è previsto un contributo in conto capitale, pari al 40% del costo dell’investimento, a valere sulle risorse del Pnrr, per le sole Cer ubicate in Comuni con una popolazione limitata: con la nuova normativa, sono ricompresi i Comuni fino a 50mila abitanti, mentre prima il limite era di 5mila abitanti. È facile intuire come la platea degli aventi diritto si sia notevolmente allargata. Per le comunità energetiche realizzate nei comuni sotto i 50.000 abitanti, il contributo a fondo perduto fino al 40% dei costi (cumulabile con la tariffa entro certi limiti) è finanziato con 2,2 miliardi dal Pnrr, con l’obiettivo di realizzare una potenza complessiva di almeno 2 GW. Per le Cer, i destinatari del provvedimento possono essere gruppi di cittadini, condomìni, piccole e medie imprese, ma anche enti locali, cooperative, associazioni ed enti religiosi. La potenza dei singoli impianti non può superare 1 MW.

In cosa consiste una Cer?

È sempre utile chiarire il concetto di Cer, le Comunità energetiche rinnovabili. In una Cer l’energia elettrica rinnovabile può esser condivisa tra i diversi soggetti (che si tratti di produttori o di consumatori), localizzati all’interno della stessa zona geografica (per l’esattezza, l’area i cui Pod – i punti di connessione alla rete elettrica – sono sottesi alla medesima cabina elettrica primaria), grazie all’impiego della rete nazionale di distribuzione di energia elettrica, che rende possibile la condivisione virtuale dell’energia. 

I benefici delle Comunità energetiche

Lo scopo delle Cer è proprio quello della condivisione: mettendosi insieme, si può condividere l’energia pulita e, di conseguenza, spartirsi i vantaggi economici del fotovoltaico grazie all’autoconsumo. Per un Paese, il beneficio maggiore è quello della riduzione dell’inquinamento e quello dell’indipendenza energetica. 

Chi può prendere parte a una Cer?

La Cer può essere costituita da un insieme di cittadini, da piccole e medie imprese, da enti territoriali e autorità locali, incluse le amministrazioni comunali, da cooperative o da enti religiosi, del terzo settore e di protezione ambientale. In sostanza, l’ambito dei partecipanti è davvero esteso, con una caratteristica necessaria: i soggetti che si mettono insieme condividono l’energia elettrica rinnovabile prodotta da impianti nella disponibilità di uno o più associati alla comunità. 

In sintesi, alle Cer si può partecipare con tre diversi ruoli: 

Per tutte le informazioni sulle Cer e sugli incentivi previsti dalle normative nazionali e regionali, i consulenti Ubisol sono a vostra disposizione.

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