Cosa bisogna fare per una corretta manutenzione dell’impianto fotovoltaico? Se ne installo uno sul tetto della mia abitazione, dovrò impegnarmi e impiegare del tempo per poterlo preservare e sfruttare al meglio? Queste sono alcune delle domande che ci vengono poste dai nostri clienti quando si accingono a scegliere di passare alle energie rinnovabili. Abbiamo pensato che fosse utile dare alcune indicazioni, così da fugare ogni dubbio. In particolare, parliamo degli impianti di piccole dimensioni, quelli destinati a famiglie e piccole imprese. Qui le cose sono davvero semplici e non esistono problemi.

Le cose da fare e il monitoraggio

L’importanza del controllo strumentale

Un sistema di monitoraggio è l’alleato più prezioso che abbiamo per verificare il corretto funzionamento del nostro impianto fotovoltaico. Ormai i progetti che vengono proposti hanno praticamente sempre la possibilità di verificare che la produzione di energia sia quella corretta e auspicata. 

inverter per impianto fotovoltaico

Un occhio all’inverter

Per chi avesse sul tetto un impianto di qualche anno fa, sarebbe comunque importante dare sempre un’occhiata all’inverter. Tutte le eventuali anomalie vengono segnalati con dei codici d’errore, ma anche in assenza di problemi evidenti, attraverso l’inverter si può comunque verificare che la produzione sia corretta e che, di conseguenza, i pannelli fotovoltaici stiano producendo in maniera corretta, secondo quanto era stato preventivato all’atto della progettazione. 

La manutenzione ordinaria degli impianti domestici

Naturalmente, l’aspetto principale della manutenzione dei pannelli è quello della loro pulizia. In Ubisol abbiamo dimostrato anche con prove reali, che la perdita di produzione anche in caso di pannelli sporchi, non è così importante. Va anche detto che le superfici dei pannelli spesso possono essere pulite anche semplicemente dalla pioggia. 

Gli hot spot

Proprio riguardo la pulizia dei pannelli, una spiegazione sui punti critici, definiti hot spot, è quella che arriva da Italia Solare (leggi qui l’intervista). Un punto caldo, un hot spot, si può creare quando una cella della stringa produce una corrente molto più bassa delle altre. Succede quindi che l’energia prodotta dalle celle funzionanti viene dissipata dalla cella in ombra o malfunzionante, provocando un surriscaldamento elevato in un’area ridotta, da cui appunto il nome di hot spot.

La pulizia dei pannelli

Come individuare i punti critici

Gli hot spot possono essere individuati anche a occhio: basta guardare la superficie dell’impianto e notare se da qualche parte, sui pannelli fotovoltaici, si sia accumulato del fogliamo, delle deiezioni degli uccelli o della polvere in quantità tale da cerare incrostazioni. Con una buona pulizia, lo sporco che si deposita sui moduli va via, evitando così il problema di veri e propri punti caldi o, comunque, la riduzione della trasparenza del modulo con possibile perdita di rendimento.

Come si risolve

L’intensità dell’effetto dei punti caldi dipende dall’opacità del residuo. Semplici patine di polvere che attutiscono l’intensità del sole in modo uniforme non sono troppo problematiche e la riduzione della potenza non è, in genere, significativa. In questi casi, l’azione dell’acqua piovana o anche della neve, che quando scivola verso il basso ha un’ottima azione pulente, sono adeguati a mantenere puliti i moduli. Il problema è più grave e può provocare effetti simili a quelli prodotti dalle ombre nel caso di residui industriali ed escrementi di uccelli. In questi casi l’azione dell’acqua piovana potrebbe non essere sufficiente. Se si ha la possibilità di raggiungere la superficie dei pannelli con un getto d’acqua, si può provvedere da soli. Se bisogna salire sul tetto, allora bisogna farlo in assoluta sicurezza, attraverso una linea vita. Altrimenti, la soluzione è quella di affidarsi a una ditta che possa eseguire una buona pulizia (sempre rispettando tutti i criteri legati alla sicurezza per i lavori in quota, così come stabilito dalle norme che tutelano gli operatori). 

Quali liquidi usare

Se l’impianto è facilmente raggiungibile ed è possibile lavorare in sicurezza, ad esempio sul tetto piano di un condominio, il proprietario può facilmente lavare da solo i moduli con un panno o una spugna morbidi, non abrasivi, e un comune detergente per vetri. Vanno evitate sostanze chimiche o detergenti aggressivi e anche l’accumulo sui moduli fotovoltaici di acqua, che evaporando rischierebbe di lasciare aloni nel caso di acque particolarmente dure. Meglio quindi usare acqua trattata, senza calcare.

Come farlo

Visto che è necessario affidarsi a operatori specializzati in possesso dei requisiti tecnico professionali previsti dal DM 37/2008 per tutte le opere di manutenzione, per un eventuale lavaggio fai da te dei moduli su superfici piane, non sdrucciolevoli e facilmente raggiungibili, si consiglia di spegnere l’inverter e indossare sempre guanti isolanti di gomma per garantire l’isolamento elettrico. Non utilizzare poi sostanze alcaline, comprese le soluzioni a base di ammoniaca, né idropulitrici o macchine per la pulizia che spruzzano acqua in pressione.

Gli impianti di medie e grandi dimensioni

Come avevamo detto in premessa, questo rapido vademecum è rivolto alle famiglie e alle imprese che hanno piccoli impianti fotovoltaici, solitamente fino a 10 kWp. Sopra queste dimensioni, il consiglio è quello di rivolgersi sempre a un’impresa che possa operare al meglio, effettuando sia la pulizia dei pannelli che la verifica dell’inverter, in particolare prima della stagione estiva, quando le temperature esterne potrebbero creare problemi.

Per qualsiasi informazione e per preventivi, ci si può rivolgere ai consulenti Ubisol

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